Storie Web domenica, Gennaio 18
Asset russi, cosa rischiava l’Italia: da Unicredit a Intesa, Barilla e Ferrero

Dopo ore di negoziato tra i Ventisette, nella notte l’accordo sul prestito all’Ucraina è stato raggiunto: Kiev avrà 90 miliardi di euro per far fronte alle necessità finanziarie del 2026 e del 2027, prestito europeo a tasso zero che sarà rimborsato solo dopo che a Russia avrà pagato i danni provocati dalla guerra. Sarà debito comune basato sulle risorse del bilancio Ue e non utilizzando la liquidità maturata dagli asset della banca centrale russa detenuti da entità finanziaria Ue e principalmente da Euroclear, società belga ma di rilievo per la finanza globale. Tale opzione è stata scartata innanzitutto per l’opposizione del Belgio, sul quale ricadrebbe la maggior parte dei rischi legali e finanziari di quell’inedita operazione. Rischi consequenziali elevati per gli altri Stati che dovrebbero fornire garanzie che il Belgio non sarebbe stato lasciato solo. Anche l’Italia ha mantenuto sino alla fine dubbi e riserve iniziali.

Non solo una causa presso il Tribunale arbitrale di Mosca contro il fondo belga di Euroclear, dove sono custoditi quasi tutti gli asset russi, congelati a tempo indeterminato pochi giorni fa dall’Unione europea. Alla vigilia del vertice Ue la Banca centrale di Russia aveva annunciato che avrebbe agito allo stesso modo nei confronti delle «banche europee» per «il blocco o l’utilizzo illegale dei suoi asset».

Chiesto il capitale con gli interessi

Secondo la Banca di Russia, le banche europee starebbero utilizzando quei miliardi – circa 210 – illegalmente. Per questo, è richiesta la restituzione del capitale con gli interessi e i profitti generati in questi tre anni di sanzioni.

I beni italiani e Ue a rischio

Nel caso in cui i 27 avessero deciso di puntare sugli asset russi per finanziare l’Ucraina, alcuni Paesi avrebbero dovuto affrontare conseguenze economiche. Secondo l’agenzia Ria Novosti, i beni dei Paesi dell’Unione europea in Russia che sarebbero stati a rischio di rappresaglie sono pari ad almeno 238 miliardi di dollari, che salgono a 285 con quelli degli altri Paesi del G7, oltre che di Australia, Norvegia e Svizzera.

Quelli italiani avrebbero potuto variare tra i 15 e i 19 miliardi di euro, secondo stime della comunità imprenditoriale italiana locale.

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