Storie Web giovedì, Febbraio 29
Notiziario

Il suo nome è Mazzalùa, sarà in vendita dal lunedì prossimo ed è uno “champagne” – chiamiamolo così – analcolico tutto made in Italy. Il primo al mondo ottenuto non dal vino dealcolato, ma dall’aceto naturale. A distribuirlo sarà Domori, uno dei marchi d’alta gamma riuniti nel Polo del Gusto di Riccardo Illy. Proprio lo stesso gruppo che in Italia distribuisce Barons de Rothschild, uno dei brand più prestigiosi dello Champagne, quello vero.

Le bollicine analcoliche del Mazzalùa, al pari di quelle francesi, si bevono fredde e si abbinano bene alle ostriche, alle torte salate, ai piatti ad alto contenuto di burro e ai dolci. E al pari delle bottiglie francesi sono un prodotto di fascia alta, che verrà venduto tra i 20 e i 24 euro.

Il processo produttivo

Mazzalùa viene prodotto in Friuli e prende il nome dal lembo di terra fra i colli italiani e quelli sloveni che sin dall’antichità hanno dato origine a grandi vini. I soci di Poska, l’azienda che lo ha creato, sono quattro: due provengono dalla famiglia Kristancic, storica azienda vinicola del Nordest, uno è un esperto di aceti e la quarta è Rossana Bettini, giornalista enogastronomica, esperta di analisi sensoriali, imprenditrice nonché moglie di Riccardo Illy: «Abbiamo cominciato a produrre a dicembre, dopo 12 mesi di studi ed esperimenti – racconta Bettini – per la ricetta ci siamo rifatti agli antichi Romani, che degustavano una bibita a base di acqua e aceto come digestivo e rinfrescante. Usiamo aceti naturali vecchi di 25 o anche 50 anni. Aceti che nascono per diventare grandi vini e che noi aggiungiamo al mosto d’uva».

Niente conservanti, niente spezie nè aromi, solo da ultimo un tocco di anidride carbonica. Il risultato è una bevanda frizzante, senza alcol, leggermente dolce, che va bevuta molto fredda e che si presenta come uno champagne: con la sua gabbietta, il tappo a fungo e la tradizionale bottiglia bombata champagnotta.

La richiesta dai mercati esteri

Il ciclo di produzione del Mazzalùa è immediato: «Il lavoro di invecchiamento lo hanno già fatto gli aceti, che riposano su una collina a cavallo tra il collio goriziano e quello sloveno – spiega Bettini – con il mosto d’uva e gli aceti naturali che abbiamo a disposizione, possiamo arrivare a buone quantità di produzione. Negli Stati Uniti e in Oriente c’è già una grande richiesta di questi prodotti senza alcol, in alcuni casi per ragioni culturali, in altri per motivi religiosi e infine per scelte salutistiche». Il mercato che i produttori si aspettano per il Mazzalùa, però, sarà anche e soprattutto italiano: «Cresce anche nel nostro Paese – sostiene Bettini – la richiesta di bevande più salutari, che diano la stessa soddisfazione di un buon calice di vino ma non contengano alcol, magari per compensare i bagordi fatti durante le feste senza rinunciare al rito dell’aperitivo».

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