Colpo a sorpresa della maggioranza sulla legge elettorale. Alle prossime elezioni politiche ed europee e al referendum gli elettori fuorisede non saranno costretti a tornare nel comune di residenza per votare ma potranno esercitare il proprio diritto nel comune dove sono domiciliati per studio, lavoro o motivi di cura. A quattro giorni dall’approdo in aula alla Camera della legge elettorale, un primo accordo nel centrodestra sulle ulteriori modifiche alla riforma Bignami è giunto su un punto su cui sembrava complicato trovare un’intesa politica e una soluzione tecnica. La proposta sul voto ai fuori sede è stata annunciata dai leader dei giovani dei partiti della coalizione Fabio Roscani (Fdi), Luca Toccalini (Lega), Simone Leoni (Fi) e Maria Chiara Fazio (Nm).
A dispetto dei pronostici ma rispettando un impegno preso da subito in commissione, dunque, il centrodestra ha trovato la quadra su un tema rilevante e popolare come quello del voto dei fuori sede. E così, mentre resta la divaricazione delle posizioni sulle preferenze, è giunto l’emendamento siglato da tutta la maggioranza che consentirà a un numero rilevante (c’è chi si spinge a quotare qualche milione) di elettori, una volta approvata la riforma, di votare dove sono domiciliati anche se, per motivi di studio, lavoro o salute, si tratta di un luogo diverso rispetto a quello in cui risultano residenti e dunque iscritti nelle liste elettorali.
Cosa prevede l’emendamento
Chi vuole votare alle prossime elezioni politiche ed europee o per i referendum e non può tornare nella città in cui risiede, potrà esprimere la sua preferenza per i candidati del collegio dove si è domiciliati. Questo in sintesi il contenuto dell’emendamento alla legge elettorale presentato alla Camera dalla maggioranza. Il testo, formato da un solo articolo di 7 commi e dal titolo “Esercizio del diritto di voto da parte degli elettori fuori sede in occasione delle elezioni politiche ed europee, nonchè dei referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione”, ha spiegato Roscani, prevede, appunto, che gli studenti, i lavoratori fuori sede e le persone che si curano lontano dalla propria residenza potranno iscriversi entro il 31 dicembre e poter votare nel luogo dove sono domiciliati. Quindi, saranno iscritti in apposite liste di “fuorisede” e il Comune che li ospita, dove hanno il domicilio, li iscriverà all’interno delle sezioni ordinarie dove potranno votare’. L’emendamento prevede il voto per i fuorisede nel Comune dove si è temporaneamente domiciliati per motivi di studio, lavoro o cura. Il comma 2, infatti, prescrive: “Entro 30 giorni dal trasferimento in un Comune diverso dal Comune di residenza e/o comunque entro il 31 dicembre di ciascun anno gli elettori che per motivi di studio,lavoro o cure mediche sono termporaneamente domiciliati, per un periodo di almeno nove mesi, in un Comune situato in una provincia diversa da quella in cui si trova il Comune nelle cui liste elettorali sono iscritti, di seguito denominati elettori fuori sede, possono chiede l’iscrizione nell’elenco’’ appositamente istituito presso l’ufficio elettorale comunale “al fine di vogare nel Comune di temporaneo domicilio per le consultazioni previsti dal comma 1 (politiche, europee e referendum). La domanda di iscrizione nell’elenco degli elettori fuori sede – si legge nel comma 3, – deve essere presentata personalmente, o mediante l’utilizzo di strumenti telematici al Comune di temporaneo domicilio ed è corredata della copia di un documento di riconoscimento in corso di validità nonchè della certificazione o di altra documentazione attestante la condizione di elettore fuorisede”. Nella domanda sono indicati l’indirizzo completo del temporaneo domicilio e, ove possibile, un recapito di posta elettronica.
«La maggioranza mantiene l’impegno», ha festeggiato il relatore di FdI della riforma Angelo Rossi. E di «vittoria storica» ha parlato Fabio Roscani presidente di Gioventù Nazionale che in una nota congiunta con i colleghi Luca Toccalini (Lega), Simone Leoni (Forza Italia) e Maria Chiara Fazio (Noi Moderati) ha invitato anche il centrosinistra a sostenerla. Dalle opposizioni a farsi sentire, sul tema, è stata +Europa con Riccardo Magi che si è detto pronto a sostenere il testo «se fanno sul serio». Resta, però – ha aggiunto – il giudizio negativo sull’impianto complessivo della riforma che viene espresso anche da Avs. «Se non vogliono fare una norma di propaganda allora si confrontino con le nostre proposte», l’invito di Filiberto Zaratti che ha messo in guardia sulla «dubbia efficacia» delle misure. «Bene ma poteva essere fatto prima», ha messo in evidenza da Az Giulia Pastorella. «Bene, è una nostra battaglia, aspettiamo i testi», ha sottolineato da Iv Marianna Madia. Nessun commento dagli altri dell’opposizione anche in attesa di vedere le carte. A festeggiare anche Forza Italia. «È un nuovo capitolo di un impegno storico per riavvicinare le persone alla politica», hanno commentato i deputati Stefano Benigni e Paolo Emilio Russo.
Stallo sulle preferenze
Nel frattempo, però, sul fronte del centrodestra non sembrano arrivare schiarite sul tema preferenze. Dopo la semi apertura di di Matteo Salvini è il vicapogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari a sottolineare che «incaponirsi sulle preferenze non ci sembra che abbia molto senso». Si continua a tentare, comunque, la mediazione che il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, si dice certo «si possa trovare». C’è tempo fino alla dead line del termine degli emendamenti per l’Aula di lunedì alle 14. Da qui ad allora saranno sempre attive le interlocuzioni tra gli sherpa ed è probabile che tornino a vedersi nel weekend. E non è escluso anche che i leader si sentano nuovamente. Al momento le posizioni vengono, però, descritte come cristallizzate. Con Fratelli determinato a presentare l’emendamento e Lega ed FI sempre sul no. A questo punto è anche possibile, come ha chiesto anche qualche deputato di FdI, che si vada al voto per scrutinio palese che farebbe emergere le divisioni esistenti anche nell’altro campo e certificherebbe che FdI, pur vedendosi quasi certamente bocciata la proposta, l’ha portata fino in fondo. Le opposizioni restano sempre sulle barricate e si preparano a dare battaglia. E, anche ai fini delle presenze in Aula, sembra destinato a slittare l’evento del campo largo previsto per il 15 a Padova. Il 14 notte, intanto, +Europa sta organizzando una ’Veglia per la democrazia’ davanti alla Camera contro la riforma.
