Storie Web domenica, Aprile 21
Notiziario

Ritorno amaro, in Argentina, per il presidente Milei, dopo il tour internazionale che lo ha portato prima in Israele e poi in Italia, dove ha incontrato il Papa, Giorgia Meloni e Sergio Mattarella. A Buenos Aires lo attendeva una cocente sconfitta, per lui e per il suo partito La Libertad Avanza, che lo ha condotto in trionfo alla Casa Rosada lo scorso novembre.

La sua pomposa Legge Omnibus, 664 articoli per “rivoluzionare il Paese”, è stata affossata in Parlamento, in un complesso sistema di veti incrociati, opposizioni sotterranee, giochi di palazzo, promesse e accordi non mantenuti. Sul banco degli “imputati, l’ex presidente Mauricio Macri, che aveva offerto una sponda a El Loco e che poi lo ha tradito, facendo mancare i voti necessari per l’approvazione in Aula. L’affossamento della legge, la settimana scorsa, ha messo in evidenza la manifesta inferiorità numerica del governo, nonostante il buon risultato elettorale conseguito da Milei al ballottaggio, e la necessità da parte del suo partito di stringere accordi più ampi e solidi con settori dell’opposizione di centrodestra.

Sta di fatto che, sfoltita di molte parti, ammorbidita e ridimensionata, la Omnibus aveva sì superato lo scoglio del voto nelle Commissioni, salvo poi infrangersi contro il muro della Camera bassa, con i voti dell’opposizione allineati e compatti nel far naufragare un provvedimento monstre. Provvedimento che, nelle piazze della capitale e nelle altre città argentine, aveva suscitato le proteste di una larghissima fetta di società, in pratica metà del Paese; la stessa che Milei aveva accusato di voler difendere i propri privilegi perché legata al passato peronista di governi fallimentari e responsabili del crack delle finanze statali.

Più sopra si diceva che il ritorno in Patria del presidente è stato “amaro”: sì, ma con una nota positiva non trascurabile. L’Argentina ha registrato a gennaio un avanzo finanziario di 518.408 milioni di pesos (576 milioni di euro), il primo risultato finanziario positivo del Paese dall’agosto 2012 e, per il mese di gennaio, dal 2011, secondo i dati del ministero dell’Economia. Nel primo mese dell’anno, l’Argentina ha registrato un avanzo primario di 2.010 miliardi di pesos argentini (2.234 milioni di euro), mentre le entrate totali hanno raggiunto i 6.100 miliardi (6.830 milioni di euro), con un incremento del 256,7% su base annua.

E ora? Il presidente corre ai ripari, non demorde e insiste nel suo obiettivo di sanare un Paese allo stremo, forte del vantaggio preliminare di essere a inizio mandato. Milei ha rivelato che a giugno potrebbe eliminare le restrizioni sulla valuta statunitense, primo passo verso la dollarizzazione dell’economia. “Se finiamo di ripulire le passività remunerate della Banca centrale e realizziamo la riforma finanziaria, possiamo partire” ha detto a una radio il leader ultraliberista, sostenendo di aver già avuto il via libera del Fondo monetario internazionale (Fmi). Per il capo dello Stato, “il momento più difficile (per l’economia) sarà tra marzo e aprile” e poi, “quando toccherà il fondo, inizierà a riprendersi”.

Per tutta risposta, varie organizzazioni sociali hanno annunciato per il 22 febbraio una nuova protesta contro il piano economico del governo e per chiedere, tra le altre istanze, la fornitura delle mense comunitarie e la consegna di materiale scolastico. La manifestazione si svolgerà tra le 9 e le 13 in diversi punti che collegano la periferia di Buenos Aires alla capitale argentina. Dall’altro lato, continuano le trattative tra governo e sindacati per trovare un accordo sul nuovo salario minimo vitale e mobile; esecutivo, imprenditori e sindacati non si sono messi d’accordo neanche sugli importi minimo e massimo dell’indennità di disoccupazione. Sarà dunque l’esecutivo, secondo fonti sindacali, a definire l’aumento per decreto.

La Cgt (Confederazione generale del lavoro) ha denunciato che il governo “ha fatto fallire l’incontro” con “l’unico obiettivo di boicottare ogni possibilità di accordo” sul salario minimo, attualmente fissato a 156mila pesos (circa 174 euro) e che si voleva cercare di portare a 288.600 pesos (circa 322 euro). Il leader della Cgt, Pablo Moyano, ora non esclude un nuovo sciopero generale, dopo quello svoltosi il 24 gennaio contro la deregulation promossa dal presidente. “La nostra non è una minaccia permanente ma la rabbia sociale è destinata ad aumentare” ha sostenuto Moyano.

Ieri Milei è tornato a denunciare l’influenza avuta in Argentina dal filosofo e politico comunista italiano Antonio Gramsci, responsabile, a suo avviso, di una infiltrazione del socialismo nella cultura che ora lui si sta impegnando a disarticolare. L’inquilino della Casa Rosada ha sostenuto che “Gramsci sottolineava che per attuare il socialismo era necessario introdurlo attraverso l’educazione, la cultura e i media. L’Argentina ne è un ottimo esempio”. Noi, ha concluso Milei, “siamo qui per porre fine a un’architettura culturale progettata per sostenere il modello che avvantaggia i politici”.

Ed è sempre di ieri la notizia della cancellazione da parte del governo di alcuni dei 28 fondi fiduciari pubblici creati nel corso degli anni come strumento di finanziamento in favore degli enti locali, per garantire investimenti in opere pubbliche. Il provvedimento, che potrà essere approvato per decreto, può anche essere letto come rappresaglia nei confronti dei governatori delle Province, in parte responsabili dell’affossamento della legge Omnibus.

Secondo i calcoli del governo – che non ha indicato ancora quali e quanti fondi saranno eliminati -, i depositi rappresentano una “spesa” di oltre 2 miliardi di dollari per le casse dello Stato, pari a mezzo punto percentuale di Prodotto interno lordo e “nessuno sa esattamente come questi soldi siano realmente utilizzati”. I fondi fiduciari rappresentano una sorta di entrata sicura per le Province, attraverso cui lo Stato assicura gli stanziamenti per un anno e, di conseguenza, garantisce stabilità nel finanziamento di progetti pubblici. Il denaro è gestito dai governatori provinciali che hanno accesso al fondo. La misura era già stata presentata dal presidente nei giorni scorsi come un’azione necessaria per “eliminare scatole nere”, che “mancano di trasparenza” e incoraggiano “favoritismi politici”.

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