È rappresentato da oltre il 2,2% del totale dei pensionati italiani, nel 52,3% dei casi ha una fisionomia femminile, e in prevalenza è costituito da coppie in età relativamente giovane. Si tratta del “popolo” degli italiani in pensione che hanno deciso di trasferirsi all’estero, principalmente per i vantaggi fiscali ma anche per un costo della vita più basso rispetto a quello del nostro Paese.
Un fen0meno che è stato molto di moda negli anni scorsi ma che è ora in una fase decrescente, come evidenzia una ricerca dell’Acli, in collaborazione Università di Camerino e sulla base anche di dati Inps, che è stata presentata alla Camera, alla presenza, tra gli altri, di Toni Ricciardi (M5s) e Virginio Merola (Pd). E tra le cause di questa decrescita il dossier individua proprio l’aumento costo della vita anche nelle mete estere, le spese sanitarie che vanno affrontate per un’assicurazione privata e anche la rinuncia a misure di “vantaggio” messe in atto dal governo italiano, come ad esempio la “social card”. Le Acli sottolineano: serve una riflessione per il futuro. Tra le proposte formulate c’è quella di investire sulle aree interne per fermare la fuga di pensionati.
Motivi e fattori che hanno favorito la «migrazione» dei pensionati italiani
Secondo la ricerca presentata dall’Acli – che si fonda su un’analisi comparata delle normative e dei dati sull’emigrazione e l’inserimento sociale degli emigrati pensionati curata da Stefano Testa Bappenheim, dell’Università di Camerino – il “risparmio tributario”, il costo della vita inferiore a quello del nostro Paese e anche il clima sud.occidentale della destinazione all’estero, sono tra i motivi che hanno indotto i pensionati italiani a trasferirsi in altre nazioni. Ma ci sono anche altri fattori che possono aver favorito il trasferimento, come gli spostamenti veloci in aereo, spesso con costi basi nel caso delle compagnie low cost, la libertà di movimento nella Ue o la possibilità di usare l’euro.
Portogallo, Albania e Malta tra i Paesi con «appeal fiscale» per i nostri pensionati
Lo studio dà ampio spazio a un’analisi dei vari vantaggi, in primis fiscali (ma non solo), che ci possono essere in vari Paesi per “attrarre” i pensionati stranieri. Nell’elenco oggetto del “confronto” ci sono Portogallo, Spagna, Malta, Grecia, Bulgaria, Albania, Tunisia e Capo Verde.
Che cosa accade dopo il periodo di tassazione agevolata
La ricerca mette in evidenza che, una volta esaurito il periodo di tassazione agevolata, le persone che si erano trasferite tendevano a rimanere nel “nuovo” Paese. Ma nel caso in cui uno dei coniugi fosse nel frattempo deceduto e la persona in pensione avesse avuto figli e nipoti in Italia, si notava una maggiore propensione al ritorno nel nostro Paese.