Storie Web martedì, Gennaio 13
Alla ricerca dei cinque gadget  che nel 2025 cambiano davvero le regole

Quando si scrive di tecnologia la prima domanda non dovrebbe essere quanto un prodotto sia potente o quanto sia vestito di intelligenza artificiale, ma se sia davvero nuovo. Nuovo nel senso di utile, di risolutivo, di necessario. È una distinzione che nel 2025 si è vista con particolare chiarezza nella parabola discendente dei gadget “Ai-centrica”: centinaia di dispositivi annunciati come l’alternativa allo smartphone — speaker intelligenti, badge vocali, auricolari con assistenti virtuali — hanno mostrato limiti strutturali nelle promesse di automazione e riconoscimento. Nonostante le promesse la “generazione AI” dei gadget è stagnante: gli assistenti vocali non sono diventati più affidabili, le automazioni non sono diventate più intelligenti, e l’idea di un dispositivo in grado di rimpiazzare il telefono è rimasta, per ora, poco più di uno slogan.

Eppure qualcosa di davvero innovativo esiste. In attesa di capire meglio il progetto di Sam Altman e Jony Ive che si ono imposti di “curarci” dalla dipendenza dagli schermi il candidato più credibile al post-smartphone è un paio di occhiali. Meta ha presentato per gli Stati Uniti i Ray-Ban Meta Display, occhiali con un micro-display integrato nel vetro, disponibili dal 30 settembre 2025 a 799 dollari. In Europa bisognerà attendere. L’idea è portare nell’angolo dell’occhio l’informazione minima necessaria — messaggi, indicazioni stradali, notifiche — senza estrarre lo smartphone dalla tasca. Anche Google è pronta a uscire con un prodotto simile ma potenziato con Gemini. L’immagine utile è quella di un parabrezza aumentato: non si guarda più lo strumento, ma il mondo filtrato da piccole dosi di dati.

Se gli occhiali indicano la direzione del futuro, le cuffiette intelligenti rappresentano il presente più funzionante. Nel 2025 Apple, Google e Samsung hanno introdotto sistemi di traduzione simultanea direttamente negli auricolari, senza app e senza frizioni. Una conversazione tra due persone che parlano lingue diverse diventa un flusso continuo: ciò che arriva all’orecchio è già tradotto. È una funzione che risolve un problema concreto, quotidiano e misurabile. L’IA, in questo caso, non cancella lo smartphone ma riduce il suo ruolo nell’intermediazione linguistica. Le cuffiette diventano una piccola infrastruttura personale: audio, comunicazione, riconoscimento vocale contestuale.

Nel mondo dei computer la frontiera è invece la potenza. Le Nvidia RTX serie 50, in particolare la 5090, definiscono la metrica del 2025: prestazioni superiori, accelerazione per AI locale, upscaling più sofisticato con DLSS 4. Per chi lavora con modelli 3D, simulazioni e gaming avanzato, significa carichi gestiti in metà del tempo; per chi sperimenta con IA generativa offline significa ridurre la dipendenza dal cloud. Il limite è il prezzo: una singola GPU costa quanto un laptop di fascia alta. È innovazione concreta ma non ancora democratica, un pezzo di futuro che passa dal reparto premium.

A fine ottobre è arrivato anche un assaggio di robotica domestica. L’azienda norvegese 1X ha annunciato NEO, definito «il primo robot umanoide consumer-ready pensato per trasformare la vita domestica». Può piegare la biancheria, sistemare scaffali, spostare oggetti, rispondere a comandi vocali o a un tocco. Non sappiamo esattamente come e se funziona ma sappiamo quanto costa: 20.000 dollari oppure un abbonamento da 499 al mese con vincolo di sei mesi. È ancora un oggetto di fascia altissima, più vicino a un’auto che a un elettrodomestico. Ma introduce un passaggio importante: la robotica domestica sta provando a uscire dal pavimento — dove regnano da anni i robot aspirapolvere — per salire verso i compiti di manipolazione.

Condividere.