Fino a sedici anni di reclusione per chi aggredisce chi lavora nelle scuole o nelle stazioni. Cioè, la stessa pena massima prevista in caso di lesioni gravissime contro un ufficiale, un agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza. Il testo definitivo del decreto Sicurezza interviene direttamente sul Codice penale.
Personale scolastico e ferroviario
Lo fa andando a integrare l’articolo 583-quater con due nuove categorie protette: sono i dirigenti scolastici, e più in generale qualsiasi docente all’interno di una scuola, e il personale che svolge, a bordo dei treni, attività di prevenzione e accertamento delle infrazioni alle norme relative alla regolarità e alla sicurezza dei servizi di trasporto ferroviario.
L’ingresso degli arbitri nelle categorie tutelate
Entrambe vanno ad aggiungersi ad altri tre gruppi di lavoratori. Oltre ai pubblici ufficiali già citati sopra, è prevista un’aggravante per chi aggredisce il personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria durante «l’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio». Nonché, si legge, «a chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso».
La terza categoria si è aggiunta la scorsa estate, con il decreto 30 giugno 2025, n. 96, che ha introdotto una tutela penale rafforzata anche per gli arbitri, o comunque agli «altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica» delle manifestazioni sportive. Una necessità, secondo il ministro dello Sport Andrea Abodi, dato che soltanto nel calcio, alla fine della stagione 2024/25, le aggressioni sono state più di 640, in netto aumento rispetto alle circa 520 nell’annata precedente. Ed è un argomento di cui si è tornati a parlare anche negli ultimi giorni, con l’ondata di minacce che ha travolto l’arbitro Federico La Penna dopo la partita di Serie A tra Inter e Juventus, in cui una simulazione del difensore nerazzurro Alessandro Bastoni non è stata vista dal direttore di gara che ha sanzionato il bianconero Pierre Kalulu.
L’aggravante
Per proteggere pubblici ufficiali, sanitari, arbitri e ora anche personale scolastico e ferroviario, si arriva a pene pesanti. Partono dai due a cinque anni di reclusione per i casi di «lesioni personali cagionate». Aumentano da quattro a dieci anni per le «lesioni gravi» e ancora di più – da otto a sedici anni – per le «lesioni gravissime».
