
Sugli affitti brevi il Governo non cambia linea: il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge dell’Emilia-Romagna adottata a metà dicembre per contenere il fenomeno dell’overtourism. Una normativa che ha introdotto la destinazione d’uso urbanistica “locazione breve”, alla quale tutte le unità immobiliari utilizzate per locazioni turistiche dovranno adeguarsi. Riservando ai Comuni il potere di limitare percentuali di locazioni brevi in zone sensibili e vietare frazionamenti o demolizioni per nuovi usi brevi.
Il via libera della Consulta
La decisione dell’esecutivo arriva nonostante la Corte costituzionale abbia già bocciato a dicembre del 2025 un’analoga mossa del Governo contro la legge regionale toscana, dichiarando infondate le questioni di legittimità sollevate a marzo dello scorso anno. Secondo quella sentenza, «se un immobile è utilizzato in modo stabile ed organizzato come struttura ricettiva extra-alberghiera, la previsione della destinazione d’uso turistico-ricettiva non può essere considerata irragionevole».
I prossimi fronti di scontro
In assenza di una norma organica nazionale invocata da Regioni e Comuni, il rischio è che si moltiplichino tentativi dei territori di darsi delle regole: la prossima mossa potrebbe arrivare dalla Puglia, che con il governatore Antonio Decaro ha già manifestato l’intenzione di battere la strada intrapresa dalla Toscana. E anche i sindaci si muovono: il Comune di Roma sta studiando un regolamento per limitare il fenomeno, soprattutto nel centro storico.
Il cambio di destinazione
Più nello specifico, la novità chiave della legge dell’Emilia-Romagna impone alle unità che vengono affittate con la formula dell’affitto breve di modificare la destinazione residenziale, con un potenziale impatto sulla commerciabilità e una forte barriera all’ingresso in termini amministrativi. Cambiando destinazione d’uso, le unità dovranno poi rispettare un lungo elenco di requisiti (di sicurezza, igiene, efficienza energetica e conformità degli impianti) ma, soprattutto, saranno messe sotto la lente dei Comuni, che avranno il potere di imporre dei limiti urbanistici.
I vincoli urbanistici
«I Comuni – dice ancora la legge – possono individuare, nei propri strumenti di pianificazione urbanistica, ambiti determinati del territorio comunale nei quali l’insediamento della destinazione d’uso locazione breve è ammessa o subordinata all’osservanza di specifiche condizioni». Quindi, non più crescita libera del fenomeno, ma la possibilità per i sindaci di porre delle limitazioni, anche molto forti, tenendo monitorate le destinazioni urbanistiche degli immobili presenti sul territorio. Le amministrazioni, grazie a questo nuovo meccanismo, potranno «stabilire, per ciascun ambito, la percentuale massima di unità immobiliari residenziali che possono essere destinate alla locazione breve». È su queste forti limitazioni all’utilizzabilità degli immobili che si concentrano i dubbi dell’esecutivo.