È morto all’ospedale di Varese, dove era ricoverato in terapia intensiva, Umberto Bossi. Il fondatore della Lega Lombarda, poi Lega Nord, fautore del secessionismo della Padania contro ‘Roma Ladrona’ ha attraversato più di 40 anni di politica italiana facendo della brutale radicalità e intransigenza il suo stile portandolo anche al governo, all’Europarlamento e alla Camera. La canotta bianca, slogan ruvidi come ‘La Lega ce l’ha duro’, appellativi irriverenti come ‘Berluskaiser’ rivolto al Cav, il raduno di Pontida e l’ampolla con l’acqua del Po, spie di una politica schietta: è sette volte deputato, due senatore e con Berlusconi tre volte ministro. Nel 2004 viene colpito da un ictus dopo un’ischemia nel 1991 e un malore nel ’96: si dimette così da ministro e opta per un posto all’Europarlamento. Nel 2012 lascia la Lega, fondata nel 1984, e rimane presidente federale di un partito che vede l’ascesa di Salvini. La Lega lo piange, il leader annulla gli appuntamenti di venerdì e promette: “Continueremo sulla tua strada”. Il presidente della Repubblica Mattarella saluta “un politico appassionato e un sincero democratico”. Meloni ne riconosce il “fondamentale apporto al primo centrodestra”. Ma il cordoglio è bipartisan: Conte, Renzi, Bonelli, Schlein tributano l’omaggio ad un protagonista della politica
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