Storie Web sabato, Luglio 13
Notiziario

Bollicine, ma senz’alcol. Cresce il fatturato dell’industria delle acque minerali nonostante un leggero calo della produzione, con i prezzi medi sostanzialmente invariati, che restano in Italia tra i più bassi d’Europa (e la metà di quelli americani). Sono queste, in estrema sintesi, le principali indicazioni sullo stato di salute del settore che arrivano dai dati 2023 appena pubblicati, mentre quest’anno, indica Mineracqua, l’associazione che rappresenta le imprese italiane, sulle vendite sta pesando la stagionalità legata al caldo meno estremo rispetto all’anno scorso.

Mercato maturo e forte all’estero

Nel 2023 il giro d’affari totale delle acque confezionate in Italia ha raggiunto quota 3,3 miliardi, in aumento del 6,5% rispetto al 2022, a fronte di una produzione complessiva scesa da 16.600 a 16.400 milioni di litri e di consumi passati da 248 a 245 litri pro capite, dopo la crescita quasi ininterrotta degli ultimi vent’anni (nel 2000 i consumi erano di 167 litri pro capite), a conferma di un settore maturo, con un mercato interno consolidato sul quale incombono però alcune incognite. A partire dalla cosiddetta plastic tax (rinviata al 2026), fino al nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e la direttiva Sup sugli obblighi di riciclo della plastica (ambito in cui il settore rappresenta un’eccellenza) per arrivare alla “minaccia” rappresentata dalle acque filtrate in abitazioni e ristoranti sulle quali il Codacons ha avviato una campagna per evidenziare le criticità esistenti in materia di apparecchi filtranti.

Il 70% del mercato a 8 aziende

Il numero delle unità imbottigliatrici operanti in Italia intanto è rimasto stabile (a 130), con 230 marche di acque minerali, così come il saldo commerciale con l’estero che vanta un attivo di 700 milioni, in linea con il 2022. La quota di mercato dei primi otto gruppi produttivi (San Benedetto, San Pellegrino, Sant’Anna, Ferrarelle, Uliveto/Rocchetta, Lete, Refresco, San Bernardo) è salita lo scorso anno dal 69 al 70 per cento.

Il peso della stagionalità

Il sentiment sulle vendite 2024 appare invece in leggero calo. «La stagionalità vale fino al 5% del fatturato, anche se non è questa la preoccupazione principale – spiega il vicepresidente di Mineracqua Ettore Fortuna –. Siamo un settore consolidato, con un saldo attivo di 700 milioni e una varietà e qualità che non ha nessun altro paese in Europa. D’altra parte si dice che l’acqua è l’impronta digitale della terra: non ne esistono due uguali, e cambiarla spesso è anche una buona regola per la salute, si tratta di una piccola evidenza empirica asseverata dai chimici».

Sull’importanza della corretta idratazione l’associazione che rappresenta le industrie delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente ha tentato invano di promuovere un’iniziativa rivolta ai giovani, rimasta sospesa per mancanza di finanziamenti. «Volevamo realizzare un progetto nelle scuole su acqua e sport – conferma Fortuna – per spiegare, prima ai tecnici e poi ai ragazzi, l’importanza dell’acqua e della corretta idratazione. Perché la sete è un sintomo tardivo e quando arriva è già troppo tardi, la disidratazione è una cosa seria anche in età avanzata».

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