Storie Web mercoledì, Marzo 4

A pochi chilometri dal confine romeno, nelle regioni occidentali della Moldavia, l’Europa non è un’astrazione geopolitica ma un’esperienza concreta: stipendi più alti, infrastrutture moderne, servizi pubblici più efficienti. Chi vive lungo il Prut – il fiume che separa la Moldavia dalla Romania e che qui coincide con il confine orientale dell’Unione europea – conosce da vicino cosa significhi essere cittadini dell’Ue. E in molti aspirano a quelle stesse condizioni senza dover attraversare la frontiera.

Candidata ufficiale all’adesione dal 2022, la Moldavia ha ribadito il proprio orientamento europeo alle legislative del 2025, quando il Partito Azione e Solidarietà (PAS), guidato dalla presidente Maia Sandu, ha ottenuto una netta maggioranza parlamentare. Ma il risultato elettorale non ha cancellato le fratture interne: oltre la metà degli elettori che non hanno scelto il PAS si è orientata verso il Blocco Patriottico, formazione apertamente filorussa. Una polarizzazione che non è soltanto politica, ma anche geografica e identitaria, e che rende il percorso europeo di Chișinău tanto strategico quanto fragile.

Iași più vicina di Chișinău

Per molti moldavi che vivono a ridosso della frontiera romena, la Russia è lontana non solo geograficamente, ma anche nell’immaginario collettivo.

Per capire cosa significhi vivere appena oltre il confine orientale dell’Unione europea, ho visitato due famiglie a Zagarancea, nel distretto di Ungheni. Iași, il principale centro della Romania nord-orientale, dista appena una quindicina di chilometri in linea d’aria; la capitale moldava, Chișinău, è invece a oltre 120 chilometri.

Vitalie Scripcaru è stato insegnante di musica per trent’anni e oggi dirige il centro culturale del paese. Non lavora solo con i bambini, ma organizza attività anche per gli anziani. Mi accoglie in una domenica di fine dicembre insieme alla moglie, alla figlia, al genero e ai nipoti: tè caldo, dolci fatti in casa e la stufa accesa.

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