Storie Web domenica, Aprile 21
Notiziario

“In tutta Europa grandi piazze spontanee si sono radunate per ricordare Navalny. In Italia non è accaduto. Credo sia opportuno che le forze politiche europeiste e democratiche promuovano un’iniziativa congiunta lunedì pomeriggio a Roma alla ripresa dei lavori parlamentari”, così Carlo Calenda sui suoi canali social sabato pomeriggio. In poche ore le risposte che attendeva sono arrivate, e forse anche quelle che non si aspettava. 

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein è stata la prima a rispondere positivamente, ma via via sono arrivate le adesioni di tutti i partiti, di Maggioranza e di Opposizione. 

Anche il vicepremier Matteo Salvini ci sta. La Lega parteciperà alla fiaccolata per il dissidente di  Putin trovato morto in carcere venerdì. ”Assolutamente sì” è stata la risposta del  vicepremier a margine di un evento elettorale a Lanusei, in provincia  di Nuoro. ”Io spero che il 2024 sia l’anno della chiusura delle troppe guerre in corso: fra Russia e Ucraina, fra Israele e Palestina  – ha aggiunto Salvini -. La guerra è sempre morte, sofferenza,  sconfitta. Quindi conto che l’Italia sia protagonista di pace”. Dello scontro Salvini-Calenda si era parlato molto ieri, dopo che la Lega in una nota aveva annunciato querela contro il leader di Azione. Quest’ultimo aveva attaccato Salvini come “putiniano” e criticato che non si fosse espresso subito sulla morte di Navalny. 

 

La fiaccolata sarà alle 18.30 in piazza del Campidoglio a Roma. Hanno aderito anche le sigle sindacali Cisl e Uil, ma non ancora la Cgil.

Nel dibattito politico non si placa su quella che alcuni esponenti di opposizione definiscono “soggezione” italiana al Cremlino. Dure le parole del segretario di Più Europa Riccardo Magi che definisce “ipocrita” la partecipazione della Lega domani alla fiaccolata per Navalny. 

A lui ha fatto eco il  capogruppo di Iv al Senato, Enrico Borghi: “Magi dice una cosa che condivido. Se non  vogliamo trasformare un’iniziativa come quella di domani nella fiera dell’ipocrisia, occorre che ciascuno si assuma la responsabilità di  quello che dice e di quello che fa. Vale tanto per le reticenze e i  silenzi imbarazzati di Salvini su Navalny, quanto per Conte che passa  le giornate a dire di non inviare più armi in Ucraina invocando non  meglio precisati tavoli di pace che Putin non vuole”.

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